Contestate la fatture erronee

15
Dic, 2020

Contestate la fatture erronee: va annullato il decreto ingiuntivo basato sulle fatture ritenute ingiuste dall’utente se il venditore di energia non dimostra che i consumi sono effettivi, parola del Giudice di Pace di Roma del Novembre 2020.
Con sentenza del 13 Novembre 2020


il giudice di pace di Roma Avv. Raffaele Forestiero ha annullato il decreto ingiuntivo per € 4706/38 in quanto Acea (…ma così fan tutte!) ha omesso di fornire la prova dei reali consumi dell’utente che, facendo opposizione, ha documentato i suoi consumi medi degli ultimi 5 anni che erano assolutamente lontani dalle fatture, contestate e non pagate, oggetto dell’ingiunzione relativa ai periodi 2013-2016, peraltro prescritte in base alla legge che riduce la prescrizione sui conguagli delle utenze a 2 anni. Senza disporre la CTU che avrebbe dovuto eventualmente richiedere il creditore per dimostrare la fondatezza degli importi indicati nell’ “Estratto Conto Utenza”, vidimato dal notaio, il Giudice di Pace di Roma ha applicato il principio fondamentale del nostro ordinamento secondo il quale “chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento ”; ebbene né le fatture, unilateralmente emesse dal venditore di energia, né l’attestazione notarile della correttezza contabile di dette fatture superano l’onere della prova dato che “ a fronte delle contestazioni svolte dall’utente in merito alla effettività dei consumi contabilizzati, la somministrante (ovvero la società venditrice di energia) avrebbe dovuto dimostrare l’effettività e le congruità degli stessi rispetto a quelli fatturati” Ebbene, se l’opposta non ha dato la prova, l’utente ha ragione ed il decreto ingiuntivo va annullato.
Questa sentenza seppur del Giudice di Pace di Roma è davvero importante in quanto tutte le società di energia, nessuna esclusa, quando l’utente non paga attiva il decreto ingiuntivo confidando nella difficoltà delle persone ad iniziare un giudizio di opposizione sia per i costi di iscrizione della causa, sia per i costi del consulente tecnico di ufficio che, spesso, costa più delle fatture contestate e che di solito viene posto a carico del consumatore che ne fa richiesta.
Con questa sentenza, finalmente, accogliendo le argomentazioni della difesa del consumatore; il giudice di pace da ragione all’utente in quanto è il venditore di energia che deve provare i consumi effettivi e, certamente, non possono considerarsi tali le dichiarazioni in fattura .

Allegato Sentenza 20740 - 2020

  • MC – Roma Capitale

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